I sassi di Matera… cosa sono?

A differenza di quanto si possa pensare, leggendo la parola “sassi”, questi non sono dei massi enormi! Il rione Civita – costruito sullo sperone che li divide – contribuisce a formare il centro storico di Matera. Nel 1993 sono stati dichiarati patrimonio dell’umanità UNESCO.

Trattasi invece di due quartieri di Matera: Sasso Caveoso e Sasso Barisano dichiarati patrimonio UNESCO nel 1993. Edifici e architetture rupestri scavati nella roccia della Murgia materana: un vero insediamento urbano derivante da forme di civilizzazione ed antropizzazione partite da epoca preistorica con i villaggi trincerati nel periodo neolitico, all’habitat della civiltà rupestre di matrice orientale (IX-XI secolo) -il sostrato urbanistico dei Sassi, con camminamenti, canalizzazioni, cisterne-; dalla civitas di stampo occidentale normanno-sveva (XI-XIII secolo), con le sue fortificazioni, alle successive espansioni rinascimentali (XV-XVI secolo) e sistemazioni urbane barocche (XVII-XVIII secolo) per concludersi con il degrado igienico-sociale del XIX e della prima metà del XX secolo fino allo sfollamento decretato negli anni cinquanta da norme ministeriali, cui però è seguita una forte azione di recupero e riqualificazione iniziata nel 1986.

È possibile rinvenire facilmente facciate rinascimentali e barocche che si aprono su cisterne dell’VIII secolo, trasformate in abitazioni. Alcuni ipogei sono stati scavati regolarmente fino agli anni cinquanta; altri sono stati murati e dimenticati, nascosti nei fianchi della collina.

Il Palombaro lungo, realizzato nel XIX secolo, è un serbatoio d’acqua che si trova sotto piazza Vittorio Veneto e funge da sistema di raccolta delle acque, ed è stato realizzato nel XIX secolo. I Sassi, la città popolare, insieme alla Civita aristocratica e medievale eretta su un’antica acropoli, sono in effetti un palinsesto pieno di sorprese, anche se sembrano immobili e compatti, chiusi nella pietra nuda a tratti appena corretta da una mano di calce.

Descrizione

I Sassi di Matera sono

un paesaggio culturale

stando alla definizione che ne ha dato l’UNESCO nell’introdurli nel suo patrimonio mondiale

La declinazione al plurale deriva dal fatto che siano due, non perché si chiamino “sassi” le abitazioni o i locali della zona.

Questi si ergono intorno e sul fondo di due solchi vallivi, plasmati dal passaggio dell’acqua, incanalata nei cosiddetti “grabiglioni” sul fondo delle stesse.

Il Sasso Caveoso è rivolto a sud, verso Montescaglioso e fa pensare alla cavea di un teatro, le cui abitazioni sono disposte a gradoni.

Il Sasso Barisano, invece, guarda nord-ovest e si trova lungo la strada che, uscendo da Matera, portava a Bari (in Puglia) e regala portali scolpiti e fregi.

Effettivamente, i Sassi congiuntamente alla città popolare e alla Civita – invece aristocratica e medievale che sovrasta un’antica acropoli- si manifestano pieni di sorprese.

La pianta di Matera

La pianta dell’antica città, se osservata dall’alto, appare come un’omega greca. Piazza del Sedile, sotto la Civita, si mostra in equilibrio tra il Caveoso e il Barisano. Si scende nei Sassi attraverso delle arcate, quasi dei passaggi occulti. Le calate erano affiancate da canali d’irrigazione che rifornivano cisterne a goccia, che possono arrivare fino a sette in alcune case.

I quartieri

A propria volta, i Sassi sono formati da quartieri, rioni e contrade:

  • u lammòrde
  • u paravèse
  • u pendàfeche
  • u mòlve
  • u chianèdde

Le due valli sono divise naturalmente dalla rupe della la Civita, che ospita la Cattedrale romanica. Alle pendici della rupe e al margine superiore dei Sassi giace il Piano ovverosia il centro storico post-medievale, oltre il quale si estende la Matera post-sfollamento.

Opposto alla Gravina di Matera v’è l’altopiano della Murgia, con chiese rupestri sparse lungo i pendii delle gravine, che fanno parte del omonimo Parco della Murgia Materana e protette dall’ente dello stesso.

I vicinati sono costituiti da un insieme di case che affacciano su uno stesso spiazzo, spesso con il pozzo al centro e rappresentavano il fulcro della vita sociale, della solidarietà e della collaborazione dei Sassi.

Si pensi al pozzo comune dove si lavavano i panni, il forno dove si impastava il pane facevano del vicinato la cellula fondamentale dell’organizzazione comunitaria.

Le abitazioni godevano di un sistema di illuminazione dall’alto, tipo la casbah nordafricana, e di una temperatura è costante a 15 gradi, con la massa termica del tufo marino che funziona da climatizzatore.

Una legge fisica molto semplice: i raggi di sole estivi sono perpendicolari e roventi, quindi rimanevano fuori; quelli inveranli, viceversa, obliqui, scivolano sul fondo delle grotte.

Sebbene prima facie i Sassi possano apparire un agglomerato caotico, in verità v’è uno studio dietro fatto di accorgimenti. La discesa nei Sassi è una sorpresa continua. Viuzze e gradini svelano formidabili chiese, complessi monastici scavati nella roccia, Cenobi benedettini e laure bizantine, in cui le celle di monaci si stringono intorno a una chiesa sotterranea.

I principali sono site nell’ambito urbano e sono:

  • Santa Lucia alle Malve, complesso rupestre che anticamente ospitava una comunità monastica
  • Convicinio di S. Antonio un comprensorio costituito da 4 cripte rupestri
  • Santa Maria di Idris sulla sommità dell’omonima rupe
  • Santa Barbara ricca di affreschi
  • Madonna delle Virtù che insieme alla sovrastante chiesa di San Nicola dei Greci oggi ospita importanti mostre di scultura
  • San Pietro Barisano con facciata e campanile in muratura ed interno quasi completamente scavato nella roccia

Il Sasso Caveoso, nella propria zona centrale, regala la chiesa in muratura di San Pietro Caveoso, antica parrocchia della città, situata a picco sullo strapiombo della Gravina.

Arduo individuarne le influenze stilistiche di questi monumenti: è possibile scorgervi iconostasi ortodosse in chiese a pianta latina.

Gli affreschi sono meno rigidi di quelli degli anacoreti dell’Asia minore, le madonne meno regine e più popolane (il che è stato apprezzato da P.P.Pasolini nella realizzazione del suo Il Vangelo secondo Matteo.

La struttura dei Sassi ricorda la splendida Mistrà in Laconia: una città ad alveare, sopravvissuta alla caduta di Bisanzio per una decade di libertà. Questa presenta una struttura derivante dalla necessità di raccogliere le acque piovane, tipica proprio delle città bizantine – a detta di Laureano – e che si ripresenta anche in Puglia e Lucania.

I Sassi ospitano anche, all’interno dello storico Palazzo Pomarici (XVI-XVII sec. d.C.), ubicato sulla Civita, il MUSMA (Museo della Scultura Contemporanea – Matera). È anche possibile visitare numerose “case grotta” che ricostruiscono le dimore degli abitanti dei Sassi ante  sfollamento, arredate con mobilio e attrezzi autentici del periodo.

Patrimonio dell’umanità

I Sassi di Matera sono stati iscritti nella lista dei patrimoni dell’umanità dall’UNESCO nel 1993 e hanno il primato di essere il primo sito dell’Italia del sud a rientrarvi.

Le motivazioni indicano i Sassi come un ecosistema urbano straordinario, capace di perpetuare dal più lontano passato preistorico i modi di abitare nelle caverne fino alla modernità. I Sassi di Matera costituiscono un esempio eccezionale di accurata utilizzazione nel tempo delle risorse fornite dalla natura: acqua, suolo, energia.

Nel rapporto della commissione che ha verificato la rispondenza del luogo ai criteri di valutazione dell’UNESCO, la candidatura di Matera risponde ai seguenti criteri:

Criterio III: I Sassi ed il Parco delle chiese rupestri di Matera costituiscono una eccezionale testimonianza di una civiltà scomparsa. I primi abitanti della regione vissero in abitazioni sotterranee e celebrarono il culto in chiese rupestri, che furono concepite in modo da costituire un esempio per le generazioni future per il modo di utilizzare le qualità dell’ambiente naturale per l’uso delle risorse del sole, della roccia e dell’acqua

Criterio IV: I Sassi ed il Parco delle chiese rupestri di Matera sono un esempio rilevante di un insieme architettonico e paesaggistico testimone di momenti significativi della storia dell’umanità. Questi si svolgono dalle primitive abitazioni sotterranee scavate nelle facciate di pietra delle gravine fino a sofisticate strutture urbane costruite con i materiali di scavo, e da paesaggi naturali ben conservati con importanti caratteristiche biologiche e geologiche fino a realizzare paesaggi urbani dalle complesse strutture.

Criterio V: I Sassi ed il Parco delle chiese rupestri di Matera sono un rilevante esempio di insediamento umano tradizionale e di uso del territorio rappresentativo di una cultura che ha, dalle sue origini, mantenuto un armonioso rapporto con il suo ambiente naturale, ed è ora sottoposta a rischi potenziali. L’equilibrio tra intervento umano e l’ecosistema mostra una continuità per oltre nove millenni, durante i quali parti dell’insediamento tagliato nella roccia furono gradualmente adattate in rapporto ai bisogni crescenti degli abitanti.

I Sassi nella cronaca, nella letteratura, nei media e nella cultura di massa

Grotte naturali, architetture ipogee, cisterne, enormi recinti trincerati, masserie, chiese e palazzi, si succedono e coesistono, scavati e costruiti nel tufo delle gravine

scrive Pietro Laureano nel suo libro Giardini di pietra.

Orti e giardini pensili si affacciavano dai tetti. I tetti a volte servivano da cimiteri: i vivi sottoterra, i defunti in superficie.

Le parole del cronista Verricelli nella sua Cronica de la città di Matera 1595-1596:

in Matera li morti stanno sopra li vivi.

Poiché gli abitanti accendevano i loro lumi al di fuori delle abitazioni al calar del sole, colui che avesse guardato la città dall’alto avrebbe visto i Sassi illuminarsi come un cielo stellato, il che ha ispirato Verricelli nell’afermare che “i morti sono sopra i vivi, il cielo e le stelle si possono vedere al di sotto dei piedi degli uomini”.

Ciò ha evocato una immagine così suggestiva da portare a ritenere, sebbene sia un’ipotesi azzardata, che il nome Matera derivi dal greco “meteora”, ovverossia appunto “cielo stellato”.

Arrivai a Matera verso le undici del mattino. Avevo letto nella guida che è una città pittoresca, che merita di essere visitata, che c’è un museo di arte antica e delle curiose abitazioni trogloditiche [cioè scavate nella roccia]. Allontanatami un poco dalla stazione, arrivai a una strada, che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case, e dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera. La forma di quel burrone era strana; come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso in un apice comune, dove si vedeva, di lassù, una chiesa bianca, Santa Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati, questi imbuti, si chiamano Sassi. Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l’inferno di Dante, in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto. Alzando gli occhi vidi finalmente apparire, come un muro obliquo, tutta Matera. È davvero una città bellissima, pittoresca e impressionante.

La descrizione di Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli evoca uno spalancare d’occhi. La voce narrante è quella di sua sorella, la quale li definisce “due mezzi imbuti separati da uno sperone di roccia, la Civita, e la chiesa bianca di Santa Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra”.

I due mezzi imbuti sono i Sassi, e per Levi hanno la forma con cui, a scuola, si identificava l’Inferno di Dante ma che invece appartenevano a un sistema complesso ed efficiente.

Numerose le pellicole che hanno trovato nei Sassi l’ambientazione ideale.

A cominciare da La Passione di Cristo di Mel Gibson, il quale ritenne il luogo “perfetto” come ambientazione di Gerusalemme.

Tra le altre:

  • Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini
  • Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi
  • Ben-Hur di Timur Bekmambetov
  • Wonder Woman di Patty Jenkins

Anche Manga: alcuni capitoli della saga D.Gray-man di Katsura Hoshino ovvero alcuni episodi della relativa trasposizione anime:

  • Il fantasma di Matera
  • Aria del vecchio della terra e della notte del cielo
  • Fammi sentire una ninna-nanna

Lo sfollamento

Carlo Levi fu uno scrittore fondamentale per la letteratura italiana, ma non solo.

Conobbe Matera in seguito al confino lucano a opera del regime fascista, potendo quindi osservare l’apice del collasso demografico dei Sassi. Già dal secolo precedente a pastorizia era in declino e gli abitanti erano aumentati a dismisura, tant’è che orti, giardini pensili erano stati soppiantati da piani sopraelevati e le cisterne riconvertite a monolocali, abitate da famiglie numerosi inclusi muli e pecore. Le condizioni igienico-sanitarie erano estremamente e palesemente precarie. Levi, pertanto, prese a cuore la questione e cosntribuì personalmente a risolvere il problema.

Gli anni 50 sono molto vicini ai nostri tempi, eppure la situazione materana sembrava essere regredita di secoli. La mortalità infantile vedeva un rapporto di quattro volte superiore alla media nazionale.

Il presidente del consiglio De Gasperi visitò Matera nel 1950, appurando la gravità del disagio, così incaricò un deputato locale allo studio di un disegno di legge per risanare le sorti della città. Quindicimila persone (la metà dell’intera popolazione cittadina) ammassata, senza fognature e con rischi epidemici altissimi.

Emilio Clombo presentò la sua relazione un anno dopo, presentandola al Parlamento come disegno di legge n. 2141 “Risanamento dei Sassi di Matera”, con approvazione unanime nel 1952 come la “Legge speciale per il risanamento dei Sassi” (n. 619) la quale, proprio per chi l’aveva proposta, è nota anche come “Legge Colombo”.

Nonostante i nuovi quartiere fossero progettati da nomi importanti del panorama architettonico, quali Ludovico Quaroni, Carlo Aymonino e Luigi Piccinato e sebbene fossero di gran lung apiù confortevoli dei Sassi, l’abbandono fu doloroso e desolante.

Indubbiamente lo sviluppo urbanistico di Matera fu notevole, accompagnato da un piano regolatore ben pianificato.

Carlo Levi si rferiva proprio a tutto ciò nel suo romanzo.

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