Potenza: il capoluogo di regione

Potenza (Puténz in dialetto) è il capoluogo della regione Basilicata dal 1806 (primo comune della stessa per popolazione)  nonché dell’omonima provincia.

Potenza è stata ribattezzata la città verticale, in quanto si estende propriamente in siffatta maniera. Il centro storico in alto e, scendendo, i quartieri restanti ad altitudini inferiori. Per di più, trovandosi a 819 metri di altitudine s.l.m. (seconda solo a Enna tra i capoluoghi di provincia per altitudine), la sua altezza la rende pure il capoluogo di regione situato alla quota più elevata in Italia. 

Un altro soprannome è quello di città delle cento scale per il suo sistema di scale -sia moderne che antiche- poste strategicamente per collegare diverse zone del centro. Potenza contende il primato solo a Tokyo nel possesso di scale mobili per il trasporto pubblico di maggior estensione (meritandosi, invece, il primo posto in tutta Europa).

Un’ennesima aggiunta al palmarès potentino, l’onore condiviso con pochissime città italiane di due medaglie d’oro:

  • come città benemerita del Risorgimento nazionale, nel 1898
  • al merito civile, nel 1980.

Territorio

La città sorge nell’alta valle del Basento, lungo una dorsale appenninica a nord delle Dolomiti lucane, contornata da montagne anche molto alte (come i Monti Li Foj) il che rende Potenza soggetta ad alta sismicità.

Il nucleo medievale è, come già detto, situato in alto. Invece i quartieri nuovi, quasi come un terrazzamento, degradano fino a lambire il corso del Basento, fiume dall’alveo fortemente antropizzato a partire dalla seconda metà del XX secolo.

Origine del nome

Le teorie sull’origine del nome sono principalmente due.

La prima si rifa allo storico Emmanuele Viggiano il quale, nelle sue Memorie della Città di Potenza, avanza l’ipotesi secondo cui il nome derivi dagli antichi Greci. Questi, notando questa città sita sulle sponde del fiume e colpiti dall’uso del medesimo, diedero lo stesso nome attribuito anche al corso d’acqua  Ποτὶζω (Potizo).

In seguito il termine divenne, in latino, Potentia. Al termine di tale disertazione, Viggiano conclude confermando che non v’è traccia di popolazione lucana nell’attribuzione del nome alla città.

I contemporanei, invece, sostengono che Potenza abbia ricevuto tale denominazione in occasione della fondazione della colonia romana di Potentia, stante la similitudine del nome con quello altre colonie quali Florentia, Valentia o Faventia.

Potentia, inoltre, avrebbe anche una connotazione ben augurale, traducibile con “la potente”.

Storia

Età antica

Il tempo divoratore non ha serbato che pochi avanzi di sì celebre città mediterranea dei Lucani; ma quelli che tuttavia rimangono, fan chiara testimonianza ch’ella esser doveva uno de’ più ragguardevoli e distinti luoghi dell’antica regione lucana…

(L’origine della città è certamente antica, ma incerta: secondo alcuni storici, come riporta il Riviello, sarebbe pelasgica, sabellica o di stirpe italo-greca. Il comprensorio della città risulta abitato sin dall’VII secolo a.C. dall’antico popolo indigeno dei Peuketiantes, affini per tradizioni ed usanze alle popolazioni degli Iapigi e dei Peuceti. Tra il V e il IV secolo a.C. avvenne l’insediamento dei Lucani nella zona, che gradualmente

si affermarono come l’etnia dominante del territorio. Una delle ipotesi più accreditate è che la città sia stata fondata proprio dai Lucani nel IV secolo a.C. , come testimoniato dal ritrovamento di reperti archeologici dell’epoca. Tale ipotesi sarebbe confermata dagli storici romani, secondo i quali Potenza rappresentò un centro importante per i Lucani, essendo una delle undici città-Stato cantonali della Lucania preromana, cinque delle quali comprese nel territoro dell’odierna Basilicata, che costituivano la federazione delle città di quell’antico popolo. Potenza sarebbe stata quindi anche la città-Stato lucana più vicina al santuario federale di Rossano, adibito al culto della Dea Mefite, ed ai centri di Braida e Serra, oggi facenti parte del comune di Vaglio.

Se nel IV secolo a.C. oscillarono, durante le guerre sannitiche, tra l’alleanza con i Sanniti e quella con i Romani, le popolazioni della zona di Potenza, come il resto dei Lucani, furono apertamente ostili nei riguardi della nascente supremazia di Roma a partire dal III secolo a.C. , dato che nelle guerre pirriche si schierarono con i nemici di quest’ultima. Al termine di tale conflitto le popolazioni di Potenza e degli altri centri lucani divennero socii dei Romani, mantenendo i loro usi ed istituzioni e, nonostante la vittoria dei nemici, vissero senza particolari ripercussioni fino all’epoca della battaglia di Canne, a seguito della quale passarono nel campo di Annibale. Dopo la battaglia del Metauro, nel corso della quale fu vinto e ucciso il fratello Asdrubale Barca, Annibale si ritira in Africa lasciando alla mercé di Roma le città e le popolazioni che lo avevano supportato, tra cui quelle della stessa Potenza. A partire dal II secolo a.C. quindi, a seguito delle guerre annibaliche, la Lucania ed il comprensorio della città entrano definitivamente nell’orbita di Roma e si assiste ad una loro progressiva romanizzazione, che portò ad una crescita dell’importanza del centro abitato potentino a discapito delle campagne circostanti. È a questo periodo che risalirebbe la fondazione della colonia romana di Potentia che, sebbene non si abbiano fonti certe che attestino l’ordinamento politico assunto dalla città, ebbe verosimilmente la condizione di civitas foederata, governata da un praefectus. Potentia ereditò il ruolo di centro di culto principale in Lucania della Dea Mefite e vi venne quindi eretto un tempio ad essa dedicato, in sostituzione del santuario federale di Rossano, ormai caduto in disuso. Tracce di questo culto sono rimaste nella toponomastica cittadina fino all’Ottocento, in cui l’attuale Piazza Martiri Lucani era denominata Largo Dea Mefite.

La città di Potentia all’interno della Lucania romana secondo The Historical Atlas di William R. Shepherd, 1911

Nel I secolo a.C. , durante la guerra civile romana combattuta tra le fazioni di Mario e Silla Potentia si schierò, con le altre popolazioni lucane e sannitiche, dalla parte di Mario; i primi potentini presero quindi verosimilmente parte alla decisiva battaglia di Porta Collina a seguito della quale si ebbe la vittoria finale di Silla, che si vendicò spietatamente di tutti i suoi oppositori: per quanto riguarda Potentia, fu imposta la distruzione delle mura e l’assegnazione di terre e case requisite agli abitanti ai veterani di Silla. La storia si ripetette con la successiva guerra civile romana tra Ottaviano e Marco Antonio, a seguito della quale la città, che si era schierata dalla parte del secondo, subì di nuovo devastazioni e confische a favore dei veterani di Ottaviano vittoriosi nella battaglia di Filippi. Alla tarda età repubblicana risalgono le prime informazioni precise circa lo status amministrativo di Potentia, che risulta essere un municipium assegnato alla tribù Pomptina, con un regolare apparato amministrativo comprendente un senato locale, ovvero l’ordo decurionum, quadrunviri, edili e questori.

In età imperiale Potentia rimane una città relativamente ricca di magistrature imperiali e municipali. Nel III secolo d.C. l’amministrazione pubblica della città, identificata come Res Publicae Potentinorum, affrontò un periodo di dissesto finanziario, per far fronte al quale fu inviato un alto funzionario imperiale. L’economia della città, secondo le scarse fonti storiche disponibili, doveva fondarsi, oltre che sull’agricoltura e la pastorizia, anche sulla presenza documentata della corporazione degli asinai e dei mulattieri, il che ha fatto ipotizzare per Potentia la funzione di snodo carovaniero per l’antica Lucania, anche considerando la posizione geografica e strategica della città, che durante la dominazione romana fu collegata, con l’apertura di strade militari, a molti centri limitrofi quali Oppidum, Venusia, Anxia e Grumentum.

Durante il periodo tardo-imperiale, precisamente tra il 280 d.C. ed il 300 d.C. , venne costruita, per volere degli imperatori Diocleziano e Massimiano Erculeo, la via Herculea, importante strada che collegava Potentia con Grumentum e Venusia. Potentia costituisce nel periodo tardo-antico, anche grazie ai nuovi collegamenti stradali realizzati dall’impero, uno dei primi nuclei del nascente cristianesimo lucano: è infatti il potentino Erculenzio il primo vescovo lucano di cui si abbia notizia certa, nel 495, così come la chiesa ritenuta la più antica della regione, ovvero la Cattedrale di Potenza, la cui prima costruzione risale al periodo compreso tra il IV e il V secolo, analogamente alla chiesa di San Michele.

Architetture religiose

Architetture religiose intramurali

Il centro storico di Potenza è ricco di edifici di culto risalenti principalmente all’epoca medievale, alcuni di essi sorti verosimilmente su preesistenti chiese paleocristiane. Di seguito la lista delle principali costruzioni religiose di interesse storico, artistico e architettonico presenti nella parte antica della città.

Cattedrale di San Gerardo

È la principale chiesa del centro storico; situata in Largo Duomo, è databile al XIII secolo e venne dapprima dedicata alla Vergine Assunta e poi a Gerardo della Porta che divenne patrono della città. La chiesa conserva infatti le spoglie del santo patrono, un’urna in argento e cristallo con le reliquie del santo, oltre alla statua del santo in legno del XV secolo. La cattedrale dovrebbe inoltre sorgere sul sito di una costruzione sacra precedente, visto che durante gli scavi archeologici condotti negli anni sessanta del Novecento sono stati scoperti dei resti sotterranei di frammenti musivi di pavimento policromo risalenti al IV o V secolo. Ricostruito da un allievo del Vanvitelli alla fine del XVIII secolo per volere del vescovo Andrea Serrao, il duomo cambiò radicalmente e passò da basilica romanica ad edificio di chiaro gusto neoclassico. Elementi di rilievo sono la facciata in pietra del Duecento, fatta riedificare tra il 1197 e il 1220 dal vescovo Bartolomeo, l’altare maggiore in marmo con intarsi policromi del Settecento e un crocifisso in legno quattrocentesco, oltre a una cappella in marmo dedicata al Santo Padre edificata nel XVII secolo.

Chiesa di San Michele Arcangelo

Ubicata nei pressi dell’estremità occidentale di via Pretoria, è un tipico esempio di chiesa in stile romanico. La sua presenza è attestata per la prima volta nel 1178, ma da rilevamenti archeologici l’impianto originale dell’edificio, appartenente ad una precedente struttura di epoca tardo-romana, è databile al V secolo. Presenta un campanile e una struttura a tre navate, al suo interno sono conservate opere di pregevole valore artistico tra i quali spiccano il dipinto dell’Annunciazione del 1612 realizzato dal Pietrafesa, un affresco di Madonna col Bambino tra i santi Pietro e Paolo dell’artista fiammingo Dirk Hendricksz risalente al Cinquecento[85] e un crocifisso ligneo del XVII secolo.

Chiesa della Santissima Trinità

Situata nei pressi di piazza Mario Pagano, in direzione del Duomo, è attestata dal 1178. Fu danneggiata dal terremoto del 1857 e venne riedificata con una planimetria diversa da quella originaria, con un’unica navata con varie cappelle, un’abside semicircolare e un soffitto cassettonato.

Chiesa e convento di San Francesco

Accanto al Palazzo della Prefettura è situata la chiesa di San Francesco con annesso convento, eretta nel 1274. Presenta un portale a imposte lignee trecentesche intagliate e un campanile edificato del Quattrocento. Nell’interno vi è il sepolcro di gusto rinascimentale del nobile Paride De Grassis, oltre a resti di un affresco con una Madonna di stile bizantineggiante del Duecento e La Pietà del Pietrafesa.

Cappella del beato Bonaventura

Dedicata al frate francescano Bonaventura da Potenza beatificato nel 1775, è situata nel vicolo omonimo ed era in origine la casa natale del beato. Presenta un portale di notevole rilievo artistico in pietra calcarea, al cui centro troviamo due teste di cherubini sovrastate da uno stemma francescano. Al suo interno un unico locale diviso in due piccoli ambienti si trovano vari ritratti, fra i quali uno di Michele Busciolano del 1907 che rappresenta l’estasi del beato.

Chiesa di Santa Lucia

Si trova al limitare nord del centro storico e venne costruita prima del 1200; è costituita da un’unica navata e custodisce una statua seicentesca di Santa Lucia, alcuni quadri del XVI e XVII secolo e un’acquasantiera del Quattrocento proveniente dalla chiesa di Santa Maria del Sepolcro.

Monastero di San Luca

Ospita attualmente la caserma dei carabinieri ed è sito alla fine di via Pretoria in direzione della Torre Guevara. In principio affidato alle suore cisternine dell’ordine delle benedettine, era l’unico monastero di sole donne in città e successivamente passò alle suore clarisse.

Chiesa Santissima Annunziata di Loreto

La chiesa dedicata alla Madonna di Loreto è situata fuori dal perimetro dell’antica cinta muraria, appena dopo Porta San Giovanni. Presenta dimensioni ridotte e una struttura rimasta invariata nei secoli, ma caratterizzata dai molti restauri a causa dei molti terremoti. Nella chiesa si trova un dipinto del 1824 del pittore potentino Buonadonna che ritrae l’Annunciazione.

Chiesa di Santa Maria del Sepolcro

Ubicata nel rione Santa Maria, subito a valle del centro storico, fu costruita tra XIII e XVII secolo a opera dei Cavalieri dell’Ordine dei Templari su iniziativa del conte di Santa Sofia al ritorno della terza crociata nel 1191. Molte affinità in effetti si evidenziano con la chiesa Madre di Ripacandida che porta lo stesso titolo. Il casale del Santo Sepolcro venne costruito in questa posizione a nord della città, proprio all’incrocio della vie Herculea e Appia, che erano percorse dai pellegrini diretti in Terra santa. Essa custodisce pregevoli tele e sulla parete destra è presente il monumentale altare barocco della reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo.

Chiesa di San Rocco

Edificio in stile neoclassico, localizzato nei pressi dell’antico cimitero, fu edificato nello stesso luogo della precedente chiesa dedicata allo stesso santo, che andò distrutta nel 1832. Presenta sia all’interno che all’esterno varie statue, tra cui anche due pregevoli manufatti in legno raffiguranti San Vito e San Rocco, intagliate a metà Ottocento da Michele Busciolano; nella chiesa è anche conservata una stele funeraria d’origine romana, datata tra il I ed il II secolo.

Chiesa di Sant’Antonio la Macchia

Edificio di culto che sorge nella contrada dedicata al santo omomino, all’interno di un parco cittadino. Risalente al 1530, è stata interamente ricostruita nella seconda metà del XX secolo.

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